Motivazioni vincitori 2017

SEZIONE A

I° CLASSIFICATO – EX AEQUO

MASSIMO MORASSO – L’OPERA IN ROSSO- PASSIGLI EDITORE

Difficile trovare un libro di poesia tanto coerente, nelle premesse e nella coesione compositiva, dell’Opera in rosso, la raccolta più recente del genovese Massimo Morasso; difficile, del resto, trovare un poeta tanto consapevole del proprio progetto poetico, che persegue da oltre venti anni. Morasso si pone immediatamente al di fuori del mondo, come uno spettatore attraversato dagli eventi, o meglio dai fili degli accadimenti che si dipanano dal passato al futuro tramite il presente.

«Davanti al Mac, io sono un amanuense medievale»: così si apre il libro, in un testo che si conclude: «In me il passato non è morto. È qui, / mi lavora.» Ed è proprio la forza di questo verbo che apre un’ulteriore porta: il tempo affina, porta a perfezione, lavora, ci fa suoi strumenti – concetto che torna, sottilmente modulato, più volte, come ad esempio a p. 87: «confesso che va bene, / che il tempo ha fatto il suo lavoro / levigandomi».

La compresenza in noi del passato (la Storia, i nostri morti, ma soprattutto l’amore per i nostri padri culturali e non) ci rende ciò che siamo «nel mezzo del mistero del vivente» (p. 17). La distanza dal mondo non è in realtà un’estraneazione, anzi appare il solo mezzo per trasformare la vista (ciò che ci circonda, nella sua essenza bruta e insensata) in visione, idea del mondo nelle sue molteplici dimensioni più o meno nascoste; avendo appunto come obiettivo proprio la conquista intellettuale della realtà e non la fuga da essa.

Il tono pacato, la dizione ferma e precisa, il ritmo sicuro del verso di Morasso – ormai una delle voci fondamentali della poesia italiana – accompagnano questa nitidezza di visione che non abbisogna di alcuna retorica ma solo di una attenta strutturazione del discorso. In un’epoca in cui è l’apparenza che tritura noi, questa poesia così antiretorica e affabile fa da salutare controcanto alla tanta, troppa poesia malata di minimalismo e autobiografismo, che esibisce banalità spacciate per contatto autentico con una vita che invece Morasso indaga con ben altri strumenti morali, intellettuali e poetici.

Per queste qualità, la Giuria del Premio Gozzano decide di attribuire al libro di Massimo Morasso il Primo Premio.

I° CLASSIFICATO – EX AEQUO

REMIGIO BERTOLINO -LITRE D’ENVERN – ARAGNO EDITORE

Questa raccolta riunisce sette poemetti, che, per quanto in sé conclusi ed autonomi, sono stretti e connessi in un’architettura unitaria da una rete di rimandi e di risonanze prolettiche; ma più ancora, a garantirne l’organicità di fondo è la temperie antropologico-sentimentale che la circonfonde. L’inverno, vera e propria stagione-simbolo della poesia di Bertolino, e il paesaggio monregalese costituiscono le coordinate spazio-temporali di una lirica che scava nella parola e nella memoria per trasvalutare tutto in rêverie, anche gli orrori della storia, anche le storie di fatica e di solitudine di cui sono protagonisti o testimoni i suoi personaggi, schivi e defilati, i quali ora raccontano e si raccontano in brevi e intensi monologhi, ora si aprono al dialogo con chi non c’è più o, più spesso, con la natura, di una bellezza così nuda e scabra da assurgere a metafora dell’esistenza. Nel bene e nel male. E qui davvero il dialetto si rivela «un pozzo che scende in uno spazio-tempo di favolosi incanti» da cui deriva una «potenzialità evocativa» spesso inaccessibile alla lingua.

III° CLASSIFICATA

PAOLA LORETO

CASE SPOGLIAMENTI- ARAGNO EDITORE

Per un lungo tratto questi versi di acuta sincerità esistenziale sembrano lacerti di una poesia a venire e/o che è già stata. Lacerti magistrali di una vita che almeno in parte poteva essere: “Mi hanno tolto una vita./ E’ rimasta quella che avevo./ e mi piaceva perché/ sarebbe cambiata”. Talora è un’invocazione – anche accusatoria – scarna, lapidea, rivolta a un uomo che si sottrae. La necessità di una Casa come sostanza dell’essere. Altre volte sono riflessioni profonde in merito alla propria vita ridottasi all’osso della parola. “Dammi la vita che serve la parola”. E’ questa parola nella sua nuda essenzialità è parola di “spogliamento”, parola di riflessioni che spesso esprime per antitesi l’antitesi stessa dell’esperienza, della vita come paradosso. Una parola inquieta e e inquietante che non lascia requie al lettore. Paola Loreto è più che mai “in quota”.

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALLA CARRIERA

GIUSEPPE PIERSIGILLI

DOPO LA VOCE – IL CANNETO EDITORE

Poeta appartato e schivo, il cui lavoro trentennale deve essere portato ad esempio di serietà e fedeltà alla purezza e altezza della poesia, Giuseppe Piersigilli ha avuto, già all’esordio, l’importante consenso critico di Caproni.

È una poesia che non si vergogna di definirsi lirica, se con questa parola intendiamo un rapporto salutare dell’Io con sé e il mondo, non è mediato da soverchie sovrastrutture intellettuali. Ma, si badi, questa poesia così trasparente, apparentemente facile, è invece frutto di un lungo, lucido e coerente lavoro di scavo e sottrazione per giungere alla purezza di una gemma senza incrostazioni. Allora, guardandola in controluce, sarà possibile vedere come le cose del mondo, illuminate da una scrittura lucida e mai esibita, diventino spesso simbolo di un’alterità spesso inafferrabile, e gli eventi si facciano allegorie della vita: al di sotto della superficie così levigata della dizione, si agita infatti un mondo misterioso e sfuggente, fatto anche di pulsioni, carnalità amorosa, tensioni metafisiche, slanci panici. Lo sguardo del poeta, insomma, non è soltanto colto dalla vista, ma protagonista di un vero e altissimo atto conoscitivo.

Con queste motivazioni, la Giuria del Premio Gozzano decide di attribuire a Giuseppe Piersigilli il Premio alla carriera.

PREMIO OPERA PRIMA

FRANCESCO GUAZZO

TREDICI – PREMIO FIUMICINO POESIA EDIZIONI

Tredici, il minuscolo libriccino d’esordio del giovanissimo (è nato nel 1998) Francesco Guazzo, rivela non solo una talento precoce e già maturo, ma anche una voce poetica originale.

Colpiscono in particolare la nettezza del dettato, il taglio perfetto degli a capo, l’acutezza e la sensibilità dello sguardo, la capacità di operare scarti linguistici improvvisi che creano una visione molteplice della realtà.

Ma colpisce soprattutto la capacità di trasformare minimi eventi della realtà quotidiana in rivelazioni estreme, in cui in gioco – ogni volta – è il senso della nostre vite.

Un esordio felicissimo, un poeta dal quale ci attendiamo molto.

SEZIONE B

I° CLASSIFICATO

EDOARDO PENONCINI

LUNGO LA VIA DEL VENTO

Le volute di fumo che salgono a un cielo nascosto “dove fioriva la vita eterna”, o un cielo diventato “vuoto e tempestoso” che osserva le tragedie umane: al di sotto o, per meglio dire, nello spazio vivibile fra il cielo e la terra, Edoardo Penoncini ci parla delle gioie e dei dolori della vita, del contatto con la bellezza ma anche delle ustioni della mancanza e del lutto. È una poesia autunnale, quella del poeta ferrarese, scritta nel dialetto della sua terra da cui trae un vigore primigenio, ma anche un tocco di leggerezza che si respira in ogni verso e si coniuga con il tono elegiaco, e contrasta con la gravitas dei temi. Le cose buone della vita e i ricordi sono ormai “spolpati” come le ossa di un cadavere, eppure resiste la meraviglia di sentirsi attraversati da “una raffica di vento” e dal “sole che si specchia festoso”. È qui la grazia di questi versi, la sapienza compositiva del poeta e dell’uomo che hanno convinto la Giuria ad attribuire alla silloge di Edoardo Penoncini il primo Premio della sezione Sillogi inedite.

II° CLASSIFICATO

STEFANO STRAZZABOSCO

ALBA

Una poesia, questa di Stefano Strazzabosco, ferma e classicamente nitida, che si presenta al lettore, fin dal titolo, sotto il segno emblematico dell’alba, a indicare – si può presumere – la luce della parola che si apre, aurorale, “nel buio pesto della vita senza”.

Un’apertura a frammenti, a brevi lampi di coscienza o di memoria, che fa apparire volti o brevi episodi del passato personale dell’autore, insieme a momenti anche drammatici della storia (valga per tutti il riferimento, in Rosenzweig, al tema dell’Olocausto): figure fantasmatiche che si presentano – come è detto nella poesia che conclude la silloge – dietro vetri o cristalli, e tuttavia “in fiamma / che non si spegne ma consuma e infiamma / del suo fuoco intestino”.

Questa “fiamma / che non si spegne” allude a un recupero memoriale affatto spoglio da effusioni sentimentali o elegiache, ma tutto affidato alla scabra intensità di immagini dure e nitidissime, come – per citarne una soltanto – quella dei “mattoni di buio che ti salgono / dal grembo, per murare vivo il giorno”.

Sono parole che si inscrivono in un ritmo serrato, dalla musicalità asciutta ed essenziale, secondo la misura in genere di un endecasillabo classicamente intonato, ma senza alcuna aulica sonorità, dove anche le rime e le assonanze, sempre calcolatissime, concorrono a rafforzare l’effetto di una pronuncia poetica alta e stilisticamente sostenuta.

III° CLASSIFICATA

PATRIZIA SARDISCO

SETE / SITI

La breve silloge Siti (Sete), scritta in dialetto siculo e vincitrice del terzo premio, si compone di versi lapidari, che sembrano talvolta proiettati sulla pagina. Questa poesia non racconta: l’andamento è piuttosto quello di un macrotesto, nel quale le immagini replicano in spirali sempre più ampie lo stato di mancanza contenuto nel titolo. Un vuoto non soltanto esistenziale, ma cosmico, che si rispecchia nell’indifferenza di una natura “matrigna” ed è sottolineato dalla ricorrenza ossessiva dei campi semantici relativi a negazione, assenza, ombra e gelo. Questa “ontologia mutilata” si esprime in visioni volutamente paradossali, quasi che tutto accadesse al tempo sbagliato, nel fatale fallimento di “télos” e “kairòs” (Bere/non basterebbe gola …. Un fagotto di fiato/dispari/un coperchio più piccolo/di un altro barattolo…E non mi basta il piede/per venirti a cercare). Il dialetto, inafferrabile per il lettore non siciliano, si lascia tuttavia intuire assai bene attraverso le vocali scure, i versi franti e le sonorità “petrose”: è esso stesso assenza, avaro di una forza espressiva che preferisce rimanere nell’ombra, con l’orgoglio reticente di un codice segreto.

SEZIONE C

I° CLASSIFICATA

PAOLA SILVIA DOLCI

EADEM MUTATA RESURGO

La locuzione  latina eadem mutata resurgo, tradotta letteralmente, significa risorgo uguale eppure diversa. Questa frase è stata coniata da Jakob Bernoulli (1654-1705), membro di una famosa famiglia di matematici svizzeri, che la volle incisa anche sulla sua tomba a Basilea, in relazione ai suoi studi sulla spirale logaritmica. Tale curva è presente in molte manifestazioni della natura.”

Czeslaw Milosz ha scritto: “Certe scene dei film di Fellini e di Antonioni sembrano la traduzione di una poesia, spesso di una poesia di Eliot.” Questa riflessione di Giorgio Linguaglossa può essere una delle chiavi di lettura di eadem mutata resurgo: astrattismo e visionarismo, laddove “la poesia deve adottare il punto di vista della pittura”, e – per estensione naturale – della fotografia. Le soluzioni espressive che ne derivano sono innumerevoli: “facciamo l’amore tu in piedi con la donna sulle spalle”, “un serpente nel lago/rientri nella pelle”. Non trascurando tuttavia di urlare il proprio dolore senza veli, consapevolmente: “quando rimasi incinta mi resi conto che vivere era terribile”, “ho le lacrime più dense del latte”. Non c’è spazio per omologismo in questo componimento: “la ragazza prende la bacchetta magica/poi afferra la testa della morta” sono versi scoscesi eppure nitidissimi, procedono per flash, e approdano alla “voce diretta delle cose”.

II° CLASSIFICATO

IVAN FEDELI

GLI ANGELI

Gli angeli” è una trilogia che racchiude e dispiega – “con un endecasillabo libero e aderente al parlato (M. Ferrari)” – una poetica che Corrado Bagnoli ha definito “epica quotidiana”: classica eppure modernissima. Angelo ha origine dalla parola greca ἄγγελος, che significa inviato, buon messaggero. Nel racconto favolistico della trilogia, tuttavia, gli angeli non hanno voce: “Proteggono bimbi e mondi/in silenzio”. Ma non per questo sono meno presenti e meno veri: “per le signore al parco”, “dopo il bar di periferia/dove gli uomini si sfidano a carte”. Presenze tangibili che “incroci qua e là e/non sai”. Questa prossimità silenziosa, sottointesa nello sguardo dei ragazzi, nella meraviglia del giorno, nel “modo di dire a tua moglie/ecco ci sono.” si dà nonostante la pioggia o le estati roventi; ricuce i frammenti di una monotonia apparentemente senza senso di quell’umanità decorosa, pudìca, lontana dai palazzi del potere. Qui e non altrove gli angeli hanno “luoghi/da abitare magari nei palazzi/di periferia”; qui e non altrove se ne percepisce la vicinanza, perché “c’è senso così, aprendo/lo sguardo verso chi incontri”. Sullo sfondo di quell’ “epica quotidiana” si intravede così una quotidianità trascendente.

III° CLASSIFICATA

GABRIELLA MONTANARI

* (1)

Lo stile personalissimo e graffiante di questa breve, intensissima lirica si può già cogliere nell’incipit: “Cerulea/come la via bastioni gran sasso”. “La cute dell’atlantico”, con le allegorie innumerevoli e il simbolismo secolare che questa definizione porta con sé, sin dai tempi di Omero, viene paragonata alla toponomastica del Monòpoli, il notissimo gioco da tavolo. Ribadire “la priorità degli abissi,/scalare la distanza tra il nero e l’ossigeno” è confessare la priorità dello sguardo dentro un obiettivo di grande impatto, con equilibrio e profondità, con ironia e disincanto.

L’indole del dolore” è l’abisso incolmabile e tuttavia rassicurante (“elimina i pensieri superflui”) di un’afasia esistenziale quasi impertinente (“la volubilità dei gabbiani”), ma non per questo meno lucida e meno vera.

SEZIONE D

I° CLASSIFICATO

ENRICO BRAMBILLA

PASSI NELLA NEVE

Un’attesa. Un’attesa lunga una vita. E un lavoro che, con una scrittura lineare, curata, nitida, gioca sapientemente sui colori, sui chiaroscuri dell’esistenza umana, ma anche sui contrasti tra la candida distesa di neve di un inverno già sepolto dal tempo e l’antro buio di una miniera di carbone, tra il bianconero di una foto impressa con avvampi di fulminato ed il bianco abito da sposa di un giorno lontano.

Tra l’argento di una cornice che conserva il ricordo del giorno più bello e l’argento ormai sfiorito sui capelli della donna .E quei passi impressi nella neve… quelle orme di lui che si reca alla miniera, quell’attesa fatta di rossetto sulle labbra, di rimmel intenso a contornare due grandi occhi innamorati. E, poi, la miniera, con la luce che muore, il buio rischiarato solo dalla fotografia del volto amato.

L’attesa di una povera vedova che ancora si illude, anno dopo anno, inverno dopo inverno, aspettando ancora passi sulla bianca neve, e alla fine .. il gioiello di nozze promesso, arrivatole dall’aldilà: la pietra di carbone, il diamante nero!

II° CLASSIFICATO

ANDREA GASTNER

SABBIA ROSSA

Una narrazione tesa, cruda, perfettamente coerente con la materia trattata: una giornata come tante di soldati italiani in missione in Afghanistan, in una terra ostile dove un nulla separa la vita dalla morte. L’autore ha saputo rendere con maestria e senza mai indulgere ad una facile retorica la tensione di chi deve fronteggiare una situazione che rischia di cancellare umanità e sentimenti in nome dell’istinto di conservazione e di seppellirli sotto la sabbia compagna della tragica quotidianità e nemico invincibile.

III° CLASSIFICATO

LUCIO AIMASSO – L’ORA PRIMA DELL’ALBA

Racconto in equilibrio tra la crudezza della narrazione e la delicatezza dei sentimenti che le fanno da contrasto, L’ora prima dell’alba di xy ha convinto la Giuria per la capacità di avvincere il lettore rappresentando con realismo e profondità psicologica una situazione complessa e per nulla banale.

Sullo sfondo degli scontri tra le truppe tedesche e i partigiani, tra il farsi della notte e l’alba, si dipana la storia di una famiglia ostaggio dei tedeschi, con al centro la figura della donna che, pur vinta dall’odio e dal disgusto, si concede al comandante per salvare la vita dei cari e dell’intero paese. Alla crudezza della situazione e alla forzata e remissiva decisione della donna, però, l’Autore con successo oppone come contraltare l’atteggiamento inaspettato del tedesco, che scoppia in lacrime, scoprendo un lato umano che lo avvicina, seppure per un brevissimo momento, alla vittima.

L’ora più buia è quella che precede l’alba, ricorda la donna prima del farsi del giorno, prima di sapere se i suoi cari verranno risparmiati; ma è proprio in questo breve momento, nel buio della guerra, che l’Autore trova una vena di speranza per il futuro.

SEZIONE E –

I° CLASSIFICATA

ALESSANDRA DE MICHELIS – “NN Storie di trovatelli in provincia di Cuneo” Primalpe Edizioni

L’opera di Alessandra Demichelis dedicata ai bambini senza genitori manifesti in Provincia di Cuneo tra Ottocento e Novecento è un libro di respiro enciclopedico. Nasce da una ricerca ampia, e scrupolosa, documentata in modo efficace, che introduce i lettori in una dimensione burocratica ostica, dove più che il racconto a prevalere sono i silenzi. All’autrice si deve non solo la capacità di ricostruire storie mai raccontate, ma la ferma volontà di non inventare nulla, consapevole che verbali, lettere, atti di varia natura sono eloquenti a sufficienza e vanno in prima istanza rispettati. A lettura conclusa rimane la sensazione che l’amalgama di tante storie, di percorsi che sembrano uguali e uguali non sono, sia come un puzzle che lentamente si ricompone diventando materia prima per chi vuole capire e conoscere cosa fosse esattamente il prendersi cura di trovatelli abbandonati, strappati all’abbandono e alla dimenticanza.

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

VALERIA FRACCARI – “Per una infinità di motivi” – Prospero Edizioni

In questo breve romanzo l’autrice intreccia le vicende dell’opera di Fenoglio con una delicata e intensa storia d’amore. Evocando nel paesaggio delle Langhe le parole dello scrittore, le muta in punti di riferimento per sentimenti profondi e complessi, raccontati con sobrietà attraverso una narrazione distesa e dialoghi di forte impatto emotivo. Giocato su piani temporali diversi, il romanzo di Valeria Fraccari non rinuncia ai riferimenti diretti alla storia, ma in una trasfigurazione fenogliana essi si innestano nell’intimo dell’esperienza dei protagonisti, avvicinandoli al nucleo essenziale dell’esistenza umana e della letteratura che la racconta.

VALERIA FRACCARI


Una storia d’amore capace di emozionare, sullo sfondo di memorie fenogliane misteriose ed evocative. Una narrazione che intreccia presente e passato, con dialoghi efficaci che disegnano i sentimenti, anche quelli inespressi e incompresi, in modo intenso e profondo. Alba e il suo grande scrittore, non ancora pienamente compreso all’inizio della storia, personaggio mitico alla fine, fanno da sfondo vivo, mai didascalico, a una storia individuale che si svolge su piani temporali diversi, con la vita dei protagonisti intrecciata a una Storia colta nel suo divenire quotidiano, come nella migliore narrativa di Beppe Fenoglio, a cui Valeria Fraccari fa esplicito riferimento, e omaggio nel senso letterario più autentico, a partire dal titolo del suo romanzo.

VALERIA FRACCARI

In questo breve romanzo l’autrice intreccia le vicende dell’opera di Fenoglio con una delicata e intensa storia d’amore. Evocando nel paesaggio delle Langhe le parole dello scrittore, le muta in punti di riferimento per sentimenti profondi e complessi, raccontati con sobrietà attraverso una narrazione distesa e dialoghi di forte impatto emotivo. Giocato su piani temporali diversi, il romanzo di Valeria Fraccari non rinuncia ai riferimenti diretti alla storia, ma in una trasfigurazione fenogliana essi si innestano nell’intimo dell’esperienza dei protagonisti, avvicinandoli al nucleo essenziale dell’esistenza umana e della letteratura che la racconta.

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