Motivazioni Vincitori 2010 –

Motivazioni Vincitori XI – Concorso Guido Gozzano

XI – 2010

Sezione A – Poesia edita

I classificata – DANIELA RAIMONDI – Inanna – Moby Dick Editore

“Intensa opera sulla femminilità, intrisa di introspezione e lirismo. Tema portante è la maternità sacra: la Inanna del titolo è la dea sumera della fertilità. “Nel mio corpo scorrono fiumi gravidi di linfa, / di versi e perle, / di schiuma e luce bianca”. Anche la Poesia è un venire alla luce.

La Madonna conosce il miracolo di generare Dio, il diverso da sé: “ E nacque. Mia carne. / Eppure non aveva i miei occhi, / e non aveva i suoi”. Evidenziato il duplice volto materno, colei che nutre il figlio : “ti lecco nel buio come la gatta, / come una volpe”. E l’aspetto oscuro che taglia il cuore e duole: “Madre del buio-buio / madre del nero-nero della notte”. E “Madre dell’amore negato, dell’amore sciupato”.

Da lei si vuole l’assoluto: “Toccami con le tue dita chiare/ungimi le labbra di un amore cieco”. L’opera è ricca di figure femminili emblematiche. La moglie di Lot rifiuta di fingersi quello che gli altri si aspettano da lei: “ Non so più essere come tu volevi. / Sono soltanto un corpo chiuso”. Ma persiste il timore della solitudine: “E’ l’abbandono che mi fa paura. / E’ il tuo abbandono quello che fa più male”.

Penelope non vuole un ritorno che si è fatto attendere troppo. Salomé è arsa dalla passione per il Battista, così dissimile da lei: “Lui ha la bocca di un angelo / e mani che conoscono il perdono”. La poetessa esprime il desiderio di una profondità assoluta: “Tornerò alla sorgente di tutti i fiumi. / Con le unghie scaverò la terra /per ritrovare il primo battito”. Le voci dei poeti “divorano il cielo”.

II classificato –  SERGIO GALLO –  Canti dell’amore perduto – Puntoacapo

“Attento alla natura e ancor più alla naturalezza, alla naturalità, il poeta piemontese si inserisce nel ristretto novero dei poeti davvero in possesso di un vocabolario personale – ma, caso quasi unico, non cade mai nell’eccentricità linguistica, nell’idioletto idioosincratico, riuscendo ad inserirsi da questo punto di vista sulla scia di Bacchini (piuttosto che Neri, di cui non condivide il programmatico abbassamento tonale) – a cui, fra i riferimenti stranieri, aggiungeremmo Neruda, Whitman e Williams.

La terna di poeti suaccennata inquadra comunque non soltanto un universo poetico che si sforza di essere (più che “assolutamente moderno”) contemporaneo alle scienze, ma anche un afflato poematico, un discorso che osa il sovrabbondante, l’inesauribile, che sa fare della minuzia un indizio dell’universale – o, meglio, del generale che ad esempio la biologia, la medicina, la botanica rappresentano.

In queste pagine troviamo un senso della responsabilità poetica, artistica e intellettuale in senso lato che rimanda a una nozione senza tempo di saggezza: Gallo scrive sempre partendo dall’umile punto di vista di chi sa di dover salire molti gradini se vuole arrivare all’arte. “ Lascia che responsabilmente / le parole fluiscano” (p. 20) diventa allora un appello a lasciar sì fluire la vena artistica (“il sacro focolare della poesia”, p. 54), ma con la responsabilità – che è morale almeno quanto tecnica – di chi non può dare mai per acquisita la consapevolezza del mezzo tecnico usato.” 

III classificata –  PAOLA MASTROCOLA – La felicità del galleggiante –  Guanda 

“Il modello è Orazio, quello che odia il volgo profano e se ne tiene  a debita distanza; quello che al caos o ai cataclismi del mondo contrappone la quiete dell’angulum, persuaso “che sia più verità nelle parole / e i fatti / siano una futile incombenza”. L’ideale è dunque quello assemprato dalla poesia: stare fuori dalla Storia, scegliere i viottoli appartati invece delle vie battute, privilegiare il guardare rispetto all’infinito fare, / compiere, operare, nella convinzione che la “posizione delle virgole”, mettere o togliere una rima, o cancellare il troppo / ad esempio di un aggettivo, sia più importante che affannarsi, indulgere agli insulsi rituali della socialità, alla prosa narrativa del mondo. Certo, anche le parole finiranno e la poesia non è, in fondo, che un velo di chiffon, ma essa è pure “quel grido che da secoli ci sveglia / e in fin dei conti se uno vuole salva”.

Premio speciale della Giuria a ROBERTO MUSSAPI – L’incoronazione degli uccelli nel giardino – Salani 

“La scrittura di Mussapi ha la levità alata del canto-incanto; in apparenza narra una fiaba in rima: quale sarà l’uccello destinato ad essere il nuovo re per cercare di risolvere le questioni di tutti? La data sarà il 10 agosto, San Lorenzo: si evidenzia lo spirituale e lo stellare: “sono problemi tra la terra e il cielo”.

Ogni uccello rappresenta una tipologia psicologica; il gabbiano dai vasti voli assapora “il fascino arcaico dell’ignoto”. L’albatro “simile a un angelo in quegli spazi sconfinati”. L’allocco “sembra indifferente a tutto”; Timmy non ha vizi pur essendo bello, una rarità.

E “questo è il miracolo dell’usignolo: / si annulla mentre canta l’infinito” . E’ uno dei temi prediletti di Mussapi “voci dal buio” l’afflato poetico è luce nella notte. Il valore assoluto della Poesia: “I poeti dalle parole fatte bolle, / quelle che non ci lasceranno mai” e ancora “fluiva la luce, ma in forma di parole/ che il re sillabava per tenerla in vita”. Affiora come una ninfea nel giardino il tema degli amori struggenti: Giulietta e Romeo ci narrano “che il verso nasce da un dolore atroce/ e Amore è l’unico comandamento”.

Anche l’amore verso il mondo. L’umile passero frequenta le case degli umani “ e ora sta regalando un sogno a lei che dorme”. L’interazione fra uomo e Natura è fortemente voluta. La speranza del poeta è che “tutti, ogni foglia, ogni uomo, ogni animale / volino in una realtà più viva”.

Premio Autore Giovane a DINA BASSO -Uccalamma – Bocca dell’anima – Le Voci della Luna

La poesia di Dina Basso, giovane autrice che scrive nel dialetto della sua città natale, Scordia presso Catania, trae la sua forza da una capacità fuori del comune di dare inusitata vivacità alle esperienze di vita tramite un verso colloquiale, apparentemente spontaneo ma sobrio e controllatissimo pur nelle scelte lessicali basse, in cui splende la forza espressiva tutta colloquiale e concreta della parlata dialettale.

Dalla Bocca dell’anima – così la resa in lingua del titolo – esce una voce sommessa e monologante sull’intimità del corpo femminile (una terra d’altri secondo la dizione di Lea Melandri) ferito da eventi autobiografici contingenti che però riescono ad assurgere ad emblemi di assenze, ferite, soglie non oltrepassabili, mentre la citata corporeità insita nella sensibilità della poetessa ci fa partecipi, anche e soprattutto, di una capacità di resistenza agonica, primitiva e tellurica molto raro nella poesia di oggi.

Ma la poesia di Dina Basso possiede anche una straordinaria lucidità intellettuale, perché proprio questa è una maniera modernissima di acquisire coscienza di sé, della vita e del dolore; non sono quindi casuali, in questo libro, le frequenti riflessioni sul fare poesia – la vena poetica che si sovrappone a quella sanguigna – che dimostrano come il vivere e il fare versi – darsi voce – siano i due lati della stessa medaglia.

 Sezione B – Poesia inedita

I classificato – ANDREA VENZI -Consuelo – 

“Consuelo, città dal nome di donna dove il poeta si perde tra sfondi teatrali e personaggi stravaganti. Suggestiva evocazione dal sapore onirico di una “città assediata” che sa di pirati e di figure leggendarie : “monache dai capelli al vento, / profumate di polvere da sparo”. L’eterno mito dell’amazzone che sconta nella guerra il suo rifiuto dell’Eros. Il finale è una dissolvenza cinematografica : “ So che ti amavo quando ti vidi / traversare il fiume per sparire”.

II classificato – FABIO DE MAS – Vent’anni a Parigi –

“Una gioventù parigina ricca di ideali e di fiducia in se stessi: “ma come erano dolci di futuro quelle notti: / scopriremo, andremo, ameremo”. Non la cultura dello sballo, ma quella del bello : Louvre e quartiere latino assaporati come croissants. Senza disdegnare “lo sguardo d’inarrivabili veneri”.

Una bella giovinezza quando si pensa a sé come “artisti e letterati veri e sinceri come le stelle ad agosto”. Dopo qualche decennio, il ricordo è malinconico come una rosa che si sfoglia.”

Sezione C – Silloge inedita

I classificato – FABIO FRANZIN – Rocce di terra – Cròdhe de credha –

Fabio Franzin, poeta dialettale veneto e voce ormai riconosciuta ed importante della poesia italiana, ha la grande capacità di rendere con vividezza, precisione e acume un mondo agreste o industriale senza tempo e modernissimo.

Che parli della natura come un mondo perduto e fatica recuperabile, come in Mus-cio e roe, che affronti con schiettezza la vita in fabbrica, cupa e dolorosa, come nel recente Fabrica o che, come in questa silloge, tratteggi una figura di Robinson o Walden che si “chiama fuori” dalla modernità, affrontando per sineddoche l’elegia di elementi naturali minimali ma ancora vivi alla memoria (le susine, il merlot, i bruscandoli o le puntine d’erbusto), Franzin sa sempre cogliere la dimensione universale del nostro essere umani, che è quella appunto della naturalità che rasenta l’elegia, ma sa indignarsi e prendere posizione.

La ricerca paziente, lontano dalle strade praticate, del “cespo / che fa diventare una giornata storica” è allora l’equivalente praticabile e pragmatico del “chiamarsi fuori” da tutto, soprattutto da un presente di rovina e umiliazione raccontato senza pietismi e senza il falso decoro di una visione ottimistica delle “magnifiche sorti e progressive”.

II classificata – ALESSANDRA PAGANARDI – Farsi altro

La silloge di Alessandra Paganardi colpisce per l’incisività del discorso poetico e per la lapidarietà dei versi che ritraggono la realtà nella sua crudezza, sottraendola ad una facile retorica. Gli oggetti, da testimoni muti annegati nel fluire del tempo, divengono simboli della precarietà dell’uomo, segni di un percorso invisibile da seguire per trovare la salvezza dal presente. La sua poesia rapisce fotogrammi di vita e stralci di storie per offrirli al lettore in una sintesi raffinata tra autobiografismo e racconto. A questo campionario di immagini sparse la poetessa affida la sua analisi su quel mondo, pieno di dissonanze e storture, in cui l’uomo è disperatamente alla ricerca di una collocazione.

III classificata – CRISTINA SPARAGANA -Tu sei l’uomo caduto

“La silloge di Cristina Sparagana colpisce per la coerenza di un linguaggio immaginifico, sospeso tra visionarietà onirica e apocalittica e una capacità che si potrebbe definire iperrealistica di posare l’occhio con rapidità su minuti e spesso inattesi dettagli, sezionando la realtà su più piani fenomenici per dare risalto a un mondo che vive in prossimità della morte e con questa dialoga incessantemente. Quella della poetessa romana è poesia nata da una catastrofe ontologica e del senso, e che si apre a una delicata operazione di ricucitura del senso stesso tramite appunto la precisione al contempo oggettiva e appassionata dello sguardo, di cui sono spie le metafore, le sinestesie e gli slittamenti del significato”. 

Sezione D – racconto inedito

I classificato – PIETRO RAINERO – La dama inglese

 “La dama inglese, di Pietro Rainero, è un racconto snello e veloce, caratterizzato dal susseguirsi rapido di battute fra l’equipe medica che sta eseguendo una appendicectomia con minima attenzione; il lettore si trova immerso nel vortice dei botta e risposta tra i vari personaggi, che si sviluppa con una logica quasi casuale e ritmo sempre più incalzante in un crescendo di frammentazione del senso. Il filo che lega tutte i vari piani della narrazione è tenuto in mano dalla protagonista, Brenda, che come una vera “dama inglese” si destreggia con abilità ed eleganza fra esperienze varie e sconnesse come la professione chirurgica, la risoluzione di un quiz radiofonico e la conversazione più frivola.”

II° classificata – MARINA PRATICI – Lettere per Tom

Cimentandosi con una raffinata strategia metaletteraria, l’autrice ripercorre vivacemente le tappe del complesso rapporto sentimentale tra Thomas Eliot e la prima moglie, Vivienne Haigh-Wood.

La partizione epistolare traduce poeticamente la scansione tonale delle stagioni interiori; il testo si segnala per la suggestiva intensità lirica che non tracima nell’affettazione melensa, ma rende icasticamente le tinte melanconiche della personalità di Viv.

L’autrice padroneggia con sicurezza la produzione poetica di Eliot, coi cui excerpta inframmezza opportunamente la scrittura epistolare.

 III classificato – PIETRO RATTO – La torre tradita

Una torre millenaria scorre il film di una lunga vita prima di rovinare sulla piazza. La sua storia ha visto un succedersi di avvenimenti tra guerre, duelli, streghe bruciate, macchine che arrivano dal cielo, automobili di acciaio a migliaia. Un progresso avido, quasi sempre cieco, che, in nome di ricchezze mai sazie, ha trascurato i simboli del tempo, della tradizione, dell’arte. Non si può sopravvivere solo aggrappandosi alle nuvole per continuare a stare in piedi.

Il racconto, originale e profondo, con un lessico ricco, affida alla voce della moribonda torre un monito rivolto alla salvaguardia, troppo spesso umiliata, del nostro patrimonio, nella convinzione che l’insensibilità di chi non ha ricordi e sogni non può avere futuro.

Solo la scoperta, lo studio, la meraviglia, non le vane rincorse ai falsi idoli, trasformano facilmente la conoscenza in amore e rispetto nei confronti dell’eredità dei nostri padri.

XII – 2011

Sezione A – Poesia edita

I classificato : ALESSANDRO RIVALI- La caduta di Bisanzio – Jaca Book 

Oriente è una ruota di fiamme, : visioni ispirate a l’Apocalisse di Giovanni” evocano la caduta di Bisanzio. “Era una terra amata dagli spiriti”. Emblema di splendore, crudeltà, implacabile declino.

Caddero anche le civiltà precolombiane che “fondavano città al ritmo degli astri”.

Pompei fu annullata e al tempo stesso resa eterna dal fuoco, che ci consente la vista dei calchi di un lontanissimo passato. Il Poeta può essere un archeologo che scava nella Storia, nell’inconscio collettivo. La parola è animata da vibrazioni telluriche : “Chi, visitato da spettri e sogni, / affondava nelle tavole d’argilla, / e richiamava padri e perduti”. Poesia come evocazione spirituale, un ondeggiare di ombre che si protendono alla luce.

La parola crea geometrie di immagini dai bagliori di pietre preziose. Spesso inquietanti : “ non si poteva descrivere l’insieme / delle anime avvolte dal buio:” Parola potente come incisa nel marmo. Scabra tagliente lama di chirurgo. Parola che indaga, scava impietosa. Ricerca della conoscenza storica e interiore: la migliore poesia contemporanea è stanca di girare intorno al proprio ombelico. Vuole immagini visionarie e personaggi eterni : siamo di volta in volta Amleto e colui che lo recita. E siamo anelito inesausto, ricerca insaziata: “un segno di tenerezza / per quanti cercavano Dio nella storia / implorando luce nella bufera”.

II classificato – MASSIMO BONDIOLI  -Sotto il segno del tiglio – Gattogrigio Editore

L’intensa raccolta di esordio del mantovano Massimo Bondioli (illustrata dal disegnatore conterraneo Mauro Ferrari) offre più di un motivo di interesse. Giunto alla poesia in età matura (è nato nel 1959), Bondioli ci offre soprattutto nelle prime due sezioni una sequenza di tableaux lirici incentrati sulla memoria personale, sul tema del crescere. L’ambiente contadino delle origini, l’Italia ancora legata allo sfondo agricolo-pastoriale della Grande Pianura, le immagini e i momenti che più si sono fissati – misteriorsamente – nella memoria danno grande coerenza alla raccolta, che non punta mai alla compattezza poematica, ma anzi vive, proprio come la memoria, di fuggevoli illuminazioni, rapide impressioni e sensazioni. Le figure famigliari campeggiano così in primo piano, delicatamente convocate in pochi tratti dalla pietas del ricordo, mentre compaiono nello sfondo, ma ben attive nell’economia della struttura globale del volume, immagini meno pacificate e più perturbanti: il disfacimento, il caos, la morte.

Splendido, nella seconda sezione, ci sembra il poemetto Europa (Omaggio a Robert Walser), in cui il poeta distende il passo sintattico e la misura del verso, aprendo i confini dell’anguisto mondo della gioventù (fino a un certo punto “innocente”) ai canti dell’“esperienza”. Identica apertura connota la terza sezione “Secolo breve”, in cui l’attenzione ai luoghi cede spazio alla consapevolezza del tempo.

Una poesia spesso sussurrata, quella di Bondioli, ma mai tenue o peggio banalmente patetica: la testimonianza che anche dall’attenzione ai minuti accadimenti dell’Io e dal personalismo memoriale può nascere poesia vera: “mais d’abord il faut être un poète”, come disse Pound.

III classificata: SILVIA ZOICO -Famelica farfalla – Puntoacapo –

Ci sono poeti che di fronte alle difficoltà si esaltano. Tra questi, Silvia Zoico, che già dal titolo, con allitterante parodia, rimanda a Dante e quindi si serve, qui, dell’ottava per dare voce a quattro sopravvissuti alla Shoah. Nondimeno lo strazio delle loro storie è metallo così incandescente che tende fatalmente a debordare dagli stampi che vorrebbero (dovrebbero?) addomesticarlo, come se la ragione stentasse a contenerne il rigurgito viscerale. Il periodare spesso travalica la misura della strofe e le rime, messe a dura prova da un plurilinguismo a tratti straripante, si risolvono talora in omoteleuti, assonanze, consonanze, quasi rime o, comunque, in ardui e provvisori suggelli a una materia refrattaria a ogni misura d’arte, a ogni consolatoria redenzione verbale.

 Sezione B – poesia inedita

I classificata –  ANNAMARIA FERRAMOSCA – Adozione, una rinascita

“L’insolito e umanissimo tema dell’adozione è trattato con seducente linguaggio affabulatorio. Parla il bimbo “in attesa” di sentire intorno a sé le braccia che lo stringeranno per tutta la vita, “il gridoamore”. La parola è ondivaga come liquido amniotico. Vibra la felicità della “buonasorte / nella casa che canta di pienezza, / qui le radici / da qui muovere il cammino”.

II classificata – GRAZIELLA MENEGHETTI – Quale ora

“Per l’intensità lirica di questo viaggio poetico che inizia con la conoscenza per terminare, passando attraverso  “solo una parola mamma” in cuore fradicio.

Nei versi della poetessa si nota un esistenzialismo unico quanto sincero.

La densità lirica del componimento arricchisce il discorso poetico intrapreso per riscattare la memoria di momenti preziosi ma perduti.

I versi scorrono in un sussurrato quanto urlato grido di poesia, mai artificiale.”

III classificato FRANCESCO ACCATTOLI – Le pozzanghere

La lirica, nel rievocare svaghi d’infanzia e trasgressioni adolescenziali, attinge dal “parlar materno”, linfa vitale e, insieme, con fine discrezione, senso del mistero (e del proibito).

Sezione C – silloge inedita

I classificato –  IVAN FEDELI – Polveri sottili

Le “dieci istantanee”, come le definisce l’autore Ivan Fedeli, voce nota ed apprezzata del panorama nazionale, qui presentate sotto il titolo comune Polveri sottili, rappresentano un’originale sequenza poetica che si segnala per densità immaginativa ed espressiva, per coerenza e profondità di visione. Lo sguardo del poeta si sofferma sulla folla, una indifferenziata “mimica di facce che va”, ciascuno al proprio destino, sullo sfondo della Milano di oggi.

Quello del poeta è uno sguardo che sa cogliere, dal punto di vista alto che adotta in senso sia fisico che immaginativo, l’individualità delle figure, il fardello del proprio grumo di dolore, e anche quindi il “coraggio / che muove la grandezza di un giorno”, additando una vera dimensione tragica dell’individuo. È uno sguardo, quello di Fedeli, che si fa gesto di pietas, di cura amorosa dell’umano e della vita, la quale è poi la somma di tutte le infinite istantanee che il poeta non potrebbe mai cogliere completamente, e che sono qui proposte quasi per sineddoche, portate sulla pagina con attenzione, in versi endecasillabici sempre misurati ma densi, ricchi di vita, “cercando il mondo / per essenza, scommessa stupore.”

III classificato –  PAOLO POLVANI – Il crollo di via Canosa

Una silloge che non lascia indifferenti, e si avverte dentro viscerale, quasi un crollo essa stessa, con un linguaggio accorato e insieme accurato, dal ritmo lento ed avvolgente, capace di trasportare in un limbo attonito tra la Vita e la Morte

Sezione  D – Racconto inedito

I° classificata – ROBERTA BORSANI – La vera storia di Penelope

“La vera storia di Penelope è un racconto amaro, che modernamente gioca a capovolgere il mito; Penelope chiede ai posteri di capirla e rivalutarla per quello che è davvero stata. E’ un monologo efficace, incentrato sul ruolo della sposa abbandonata da Ulisse e preda dei nuovi pretendenti, che si mantiene coerente e fedele ma che, al ritorno, non riconosce più il suo sposo; troppo diverso le appare infatti dal reduce sospettoso e bramoso di vendetta, affascinato dalla nuova fuga in mare, per non supporre che un’Ombra sia tornata al suo posto; e troppo cocente è la delusione, per provare anche solo a trattenerlo in nome dei ricordi, quando questi ripartirà lasciandola per sempre. Penelope rivendica  così la sua stessa intelligenza nel non esser caduta nell’inganno, è in fondo la sua forza di donna”.

II classificato – VALTER FERRARI- Per sentirli vicino

“La vecchiaia, con i suoi silenzi, diventa l’ora dell’ascolto. Le voci di una casa che sfiorisce accompagnano le amare riflessioni di un ottantenne che, ormai solo, ha imparato ad ascoltare i sussurri e i bisbigli più tenui. Anche gli alberi del giardino ricordano affetti, gioie e dolori del passato. Dell’ulivo contorto ed ingobbito si sentono addirittura le parole. L’autore, senza mai cadere nella retorica, con una prosa limpida e pulita, venata da un’atmosfera di inevitabile malinconia, riesce a toccare il cuore del lettore attraverso le parole, dolci e disilluse, di un anziano che, a modo suo, scorre le pagine di un diario  e trae il deludente bilancio della vita”.

III classificata –  ELISA CONSERVA – La generazione dei molari mancanti

Attraverso un raffinato processo di straniamento espressivo, l’Autore crea una triplice partitura: affianca la voce di una giovane prossima a un delicato passaggio anagrafico – l’estrazione di un dente – a quella di sua madre, che sviluppa una serrata analisi socio-economica; infine – azionando un meccanismo narrativo di icastica vigoria – dà la parola agli stessi denti.

L’appuntamento clinico consente un’amara ed attualissima riflessione sugli scompensi finanziari che acuiscono lo iato generazionale, nel macrocosmo nazionale come nel microcosmo domestico delle voci narranti.

La vivida patina linguistica contribuisce alla singolare costruzione tripartita del racconto.”

XII CONCORSO GUIDO GOZZANO – 2012

Sezione A – Poesia edita

I° classificato BEPPE MARIANO – Il seme di un pensiero : poesie 1964-2011 – Nino Aragno Editore 

Beppe Mariano, Il seme di un pensiero. Poesie (1964-2011), Nino Aragno Editore, Torino 2012:  “Rientrare nella placenta dimenticata” è il sogno di Beppe Mariano: “lasciare che l’infanzia riemerga”, perché, in fondo, la poesia non è altro che “tornare ragazzi”, evadere – direbbe Kerouac – dal “miserabile qui” e dal “pidocchioso adesso” in cui siamo stati deietti e in cui ci troviamo incarcerati, approdare qindi a un altro tempo, a un oltre simboleggiato dall’immemoriale e mitica presenza del Monviso. Tutta la sua poesia (questa è infatti una summa), che dal realismo di partenza sconfina via via, senza retorica ma non senza autoironia, nell’espressionismo e in qualche caso attinge alla visionarietà, si risolve nell’ambizione di ritornare alle origini, di fare in modo che fine e inizio coincidano. E perché tutto questo si avveri, il poeta s’industria a cercare parole “di primordiale / tersezza, versi fetali / al calore bianco della pena”.

II classificata –  ANNA MARIA CARPI  -L’asso nella neve: poesie 1990-2010 – Transeuropa 

Il piglio narrativo spavaldo screzia di ironia l’esigenza più profonda: fondersi con le persone, amarle, essere al centro della loro attenzione: “Là dov’erano gli altri, i cari altri, / anch’io volevo stare / anch’io su questa transiberiana.” Il vivere come passaggio vorticoso attraverso molteplici momenti dell’essere, incarnati in personaggi storici: Celan alla ricerca di Dio; il fanciullo che sarà Pietro il Grande. E la Russia dall’arcaico splendore. Scrittura limpida come cristallo di rocca, sobria, potente. Scorre, ruscello in piena, un’invocazione : “Restiamo assieme – dov’è che potrebbe/ uno per uno mai consolarci?”

III classificato – DANIELE SANTORO- Sulla strada per Leobschutz – La Vita Felice 

Il volume di Daniele Santoro, Sulla strada per Leobschütz, è uno dei più interessanti dell’annata. Il giovane poeta salernitano, fin qui inedito se non per apparizioni in riviste e antologie, e per la splendida plaquette Diario del disertore alle Termopili (2006), affronta con matura maestria il tema dell’orrore del lager, offrendo una serie di ritratti di straordinaria crudezza narrativa, acuita in particolare dal tono quasi freddamente espositivo del dettato, che tuttavia non banalizza la tragedia ma anzi la rende più palpabile. Ne esce uno spietato quadro dell’Umanità (vittime e carnefici) a contatto col Male, ma anche una dimostrazione di come la poesia possa reggere a contatto con la Storia, in un confronto mai patetico con il Male più concreto, quello che ha prodotto Auschwitz e altri orrori recenti.

Sezione B – poesia inedita

I classificata –  CAMILLA EMILI- L’Ultima Thule

 Camilla Emili, L’Ultima Thule: una catacomba – un po’ “antro oscuro di Sibilla” e un po’ umile bottega d’artigiano – è l’Ultima Thule della poesia o, per dirla in maniera meno aulica, l’estrema ridotta da cui essa, sia pure in forma solo all’apparenza degradata e magari anche “maldestra”, tenta ancora

di (r)esistere, nonostante tutto, con l’ostinazione dei forti, all’entropia di una vita ormai senza nerbo e senza senso.

III classificato: STEFANO GUGLIELMIN – Voglio dire

Stefano Guglielmin Voglio dire: la poesia è una vera e propria dichiarazione di poetica o, se vogliamo, una magistrale rivendicazione “della parola fantola, senza lacrima, però / ma crudele forse, e malata perché vera perché / schiva”. Così, fra una strizzata d’occhio (e un omaggio) a Sanguineti ed un ammicco a Pasolini, sulla scia del Palomar calviniano, Guglielmin si professa fedele alla “complicazione / radicale” della vita e, non immemore dei cultori della “parola innamorata” – attraverso chiose e citazioni, echi e scarti linguistici a non finire – lascia filtrare l’inconscio e “libera la faglia”, sì che “spiffero e buio e quanto rimane da dire / come da botte larga escano fuori o da bottega”. Il suo è insomma un “fare felice” che, in forma assolutamente personale, asseconda l’intento mallarmeano di rinnovare il linguaggio della tribù

Sezione C – Silloge inedita

I classificato –  ALFREDO PANETTA – Zali i ruggia

La densissima silloge di Alfredo Panetta, Zali i ruggia, affonda le proprie radici tematiche ed espressive nella grande poesia meridionale, che oggi trova la sua espressione più alta in numerosi poeti dialettali, tra cui mi preme qui ricordare Achille Serrao, mancato pochissimi giorni fa.

Il dialetto calabrese di Panetta è, ad un orecchio assuefatto a certe tonalità in minore ai suoni e al decoro ovattato di tanta poesia odierna, un linguaggio crudo, che veicola qui il divario tra il sud primitivo, terragno del passato personale e un presente urbano e milanese nello specifico, convocato solo in trasparenza, per cenni.

Anche il mondo tradizionale dell’infanzia è più evocato che ricostruito tramite lacerti ed emergenze memoriali, che ne portano a galla l’immediatezza primeva delle passioni, «in cui violare è diventato regola», con un incombente senso di minaccia e tragedia. Tuttavia, è proprio a questa terra, a questa koiné che ci si vorrebbe alla fine ricongiungere almeno come sogno, perché « tutto ritorna», anche se il bambino non vedrà mai riaffiorare – simbolicamente – la sedia di giunco gettata nel fiume.

II° classificata MATILDE VITTORIA LARICCHIA – Non ci sono foto ma qualcosa è rimasto

Non il soggetto autobiografico e neppure un Io lirico, ma il Tempo è protagonista di questo breve poema, ispirato e intitolato a un’inquietante assenza d’immagini (Non ci sono foto). La raccolta si snoda come una sinfonia in tre movimenti, con un preludio racchiuso fra parentesi – quasi a sottolinearne la funzione di epoché – e strutturato in cadenzati parisillabi, utilizzati poi assai di rado nei restanti componimenti. Nel preambolo l’autrice ricorre con immagini incisive alla metafora dell’esplosione, forse per alludere all’ ekpyrosis cosmica che innesca, insieme con il tempo, il potere di creare e cancellare gli eventi. Il tempo della vita, però, non è quello della poesia: i momenti della silloge, costruiti in apparente diacronia, sono in realtà sincronici. Il passato indefinito che ci precede (il sempre), il presente e il futuro (il durante e il dopo) sono fatti della medesima tessitura scarna e irreparabile, intrecciati con dita poetiche così sensibili da saper trattenere – scrive l’autrice – un filo improvviso di ragnatela al sole. L’assenza, allora, non è mai totale annichilimento: qualcosa è rimasto; sarà la poesia a salvare dalla distruzione un residuo vitale, conferendogli dignità di memoria e riscattandolo dal contingente all’universale: Apro la mano:/ sul palmo/ ogni nostra parola/ indelebile/ d’ago e d’inchiostro.

III° classificata – DANIELA RAIMONDI – Maria di Nazareth

Empatia è la parola che più di ogni altra chiarisce ciò che distingue questa silloge. Un’empatia miracolosa che, effettivamente, era il solo strumento possibile per parlare della vicenda, altrettanto miracolosa, di Maria di Nazareth. L’autrice impasta questa empatia con una vivida immaginazione, e la traduce in una serie di trepide stanze che delineano un’intimista e a tratti tempestosa epica dei sentimenti e della passione, un’epica antieroica e quotidiana in cui si alternano l’entusiasmo e lo smarrimento di un destino grande, nel quale grandi gioie si pagano con un immenso dolore.

 Sezione D – racconto inedito

I° classificato – FABRIZIO BIANCHINI – Nel buio

Nel buio, il racconto di Fabrizio Bianchini, mostra un mirabile equilibrio strutturale e narrativo, che mantiene la lettura avvincente fino al finale.

A causa di un crollo che lo ha isolato con alcuni compagni minatori, la vita di un giovane rimane sospesa tra il passato (la sua iniziazione, la figura guida del minatore Cremo) e il presente (l’amore platonico per una giovane compaesana, il rapporto con l’allievo Lorenzo che rispecchia quello con Cremo).

Il timore del buio e della morte, la necessità di non perdere il controllo per dimostrare il proprio coraggio – tema che ritorna in più accenni – si sovrappone all’altra dicotomia portante del brano, quella tra sonno e sogno da un lato e veglia dall’altro, e quindi tra fantasia e realtà. Sarà proprio questa divaricazione a permettere un finale inaspettato ma del tutto coerente con le premesse

II° classificata – ROBERTA BORSANI – Apologia di Circe

Svolgendo il genere classico dell’apologia – come in una moderna rivisitazione del gorgiano Encomio di Elena – l’autrice ribalta il severo giudizio morale gravante sulla figura letteraria di Circe. Adottando il focus narrativo interno, la maga ripercorre in prima persona le rotte narrative del rapporto intrecciato con Ulisse: attraverso la densa atmosfera espressiva ricreata da un uso raffinato del linguaggio, Circe riesce a scardinare il cliché che la vuole seduttrice maliarda, rivelando la sua debolezza umana di donna sedotta dal fascino eroico di Ulisse.

III° Classificata – ANTONELLA GRANDICELLI – Amerò quando smetterà di piovere

Una storia originale, arricchita con passaggi di spontanea poesia che danno ritmo e la rendono avvincente. Le preoccupazioni di un papà, acuite dall’incomprensibile passione della figlia per la lettura, si intrecciano ad una serie di insuccessi di pretendenti rifiutati. In un finale sorprendente, quando ormai ogni speranza sembra perduta, “smette di piovere” e un amore tardivo, dalla stanza piena di libri, non porta via nemmeno una pagina.

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