Motivazioni 2013

MOTIVAZIONI VINCITORI 2013

Sezione A – poesia edita

I classificato – Nevio Spadoni – CAL PAROL FATI IN CA – Raffaelli

Il volume riunisce le poesie che l’autore ha scritto dal 1985 al 2007, per cui, oltre a una certa continuità di temi e d’ispirazione, si nota in esso anche un’evoluzione, che dal “doppio registro della liricità e della meditazione” muove in direzione di una “lingua plurale”, dialogica e teatrale, con l’intonazione lirica che cede via via spazio al recitativo in concomitanza con il progressivo dilatarsi dei versi e delle strofe nella misura del poemetto narrativo. Con “quelle parole fatte in casa / come le sedie di paviera / che dicevano tutto un mondo / quando ancora / non girava / con la televisione” il poeta si cimenta, con esiti superlativi, nell’affabulazione-evocazione di una realtà polifonica, terragna e insieme visionaria, contemplata con “gli occhi del cuore”. Anzi: “con il cuore negli occhi”.

II classificato – Luigi Manzi – FUORIVIA – Edizioni Ensemble

La raccolta Fuorivia, pubblicata nel 2013 dal romano Luigi Manzi per le Edizioni Ensemble, ha convinto la Giuria per la sapiente coerenza tematica ed espressiva.  Protagonista è la Natura, vista attraverso l’occhio di un Io, imparziale testimone, che non interagisce ma che anzi osserva analiticamente le tracce di una distruzione, e soprattutto di una perdita di senso che ne ha minato ogni funzione salvifica.

La Siccità che dà il titolo alla prima sezione, forse la più alta del libro, riprende così il paradigma eliotiano del disseccamento delle fonti di rinnovamento interiore, ma anche ritrae con originalità una natura petrosa e morente, dominata anche a livello lessicale dal paradigma dell’assenza, della mancanza, della privazione. È una Natura ritratta per lacerti e immagini apparentemente sconnesse, che tuttavia operano con estrema coesione nel ricreare un’immagine coerente, in cui perfino il linguaggio fa da mimesi, attraverso una costruzione asciutta, prevalentemente paratattica e rapsodica, la quale non si apre a quello sviluppo sintattico che corrisponde alla razionalità e alla logica del pensiero.

Un universo dominato quasi dal caso, quindi, in cui le figure umane, che appaiono con maggior frequenza nelle sequenze successive, sono ritratte non di rado in maniera allucinata e visionaria, con linguaggio che da realistico trapassa a metaforico e fortemente espressionistico, con frequenti impennate nel registro linguistico.

Per queste qualità, la Giuria del Premio Gozzano ha deciso di assegnare alla raccolta il II Premio.

II classificato – Davide Rondoni – Si tira avanti solo con lo schianto – WhiteFly Press

Poesia essenziale, coinvolgente, di rapporti personali profondi. Tensione magmatica aggrovigliata al “rovo rosso del cuore”. Gli incontri quotidiani diventano “un fiore di visioni”. “Era una donna o un lupo che fuggiva / in metropolitana o nelle infinite nevi”. E città seducenti dal fascino tentacolare : Venezia, Roma, una New York alla Whitman dove “la manhattan del mio corpo/ può iniziare ad impazzire di gioia…”

Si ha l’impressione di un poeta, che ha molto vissuto e molto amato. Plasmato dal desiderio di credere, di sperare, i suoi versi pastosi rifiutano i lacci delle convenzioni. E conosce sempre “Quante oscurità occorre / traversare per divenire / luminosi”.

III classificata – Maddalena Capalbi  – Nessuno sa quando il lupo sbrana – Edizioni La vita felice

Suggestivo diario familiare dal sapore psicoanalitico incentrato sui sentimenti ambivalenti verso il padre e la madre.

Coloro che ci generano sono a loro volta generati dalle nostre fantasie e incomprensioni. Anche se ciascuno crede di intuire tutto, troppo.

“Conosco il segreto che nessuno deve sapere”.

Linguaggio scorrevole dalle multiformi stratificazioni. In fondo al cuore il sogno del padre “caro ragazzo / magro / con gli occhi spiritati”.

Nella foresta dell’inconscio si aggira il lupo degli istinti repressi. Colui che non è addomesticabile, sguardo di fuoco, zanne di ghiaccio.

E “nessuno sa quando il lupo sbrana”

SEZIONE B – POESIA INEDITA

I classificato – IVAN FEDELI – Le rose della Gobba

“Vite da  niente, gente che non vale” La “periferia umana ed esistenziale” del “popolo grigio” della Gobba, fra limitati e angusti orizzonti di pedonali e sottoscala, fra smog di camion e scatti del metró, è narrata con sapienza e riscattata dallo sguardo dell’autore. Emblema tangibile e vivo di questo riscatto è il roseto, cresciuto in silenzio, quasi in segreto, scampato all’asfalto “per guerra di centimetri”. E’ tuttavia uno sguardo consapevole e amaro su quelle vite e su quella gente, cui sembrano precluse ambizioni, prospettive, occasioni. E il “fiorire distratto” di petali diventa quasi un microcosmo irreale dinanzi a moltitudini di case, cancelli e raccordi stradali. Quella “terra di nessuno” è la vita stessa di molti, frammentata e delusa, dalle mille solitudini irrisolte.

II classificato – PAOLO SANGIOVANNI – A fravecà spitale in Argentina

L’esperienza cosmopolita, naturalmente sedimentata e magistralmente espressa in dialetto partenopeo, reca le tracce di un’esperienza umana scevra di compiacimenti ideologici e di sin troppo facili luoghi comuni. L’ “integrazione” è un concetto intellegibile e piano, ma ha percorsi tortuosi e impervî, niente affatto scontati. Sia per chi torna (“se non trovi nessuno che ti ascolti/perché tornare?) e scopre mondi e vite aliene (“I ragazzi che giocano alla guerra/nella piazza della chiesa non sono quelli/che ricorda di aver lasciato.”); sia per quanti sono rimasti, quasi impotenti rispetto all’incontro con “l’altro”, il “diverso da sé”, lo “straniero” (“E i vecchi…/non si sentono di spartire uno spillo/con quell’uomo dalle braccia tatuate./E…fanno un inchino freddo allo straniero.”). Il tempo, disteso sui luoghi, trasforma la vita e le cose.

III classificato – ROBERTO BORGHETTI – Folgorazioni (in ricordo di E.Montale)

L’autore ha saputo ripercorrere l’universo montaliano con rispettoso pudore di sguardi sui muri, sui cocci spaccati, sugli orti. Agli strati e ai sedimenti più antichi si sovrappongono le “folaghe” di un oggi che si appalesa e travolge, “orizzonte bollito”, “segno del vaiolo”, “dito sulla grinza”. In un crescendo visionaristico lo spazio si dilata, sino a stendere “le ali sul campanile”, sul paese (quasi leopardiano), sulla vita e sul mondo, su questo tempo breve come “il diametro di un batticuore”. Le assenze, i distacchi, le perdite, sono carte di un gioco truccato e crudele e dicono lo strazio indicibile di “grida nella notte/quando il figlio non torna attraversata la strada.”

SEZIONE C – silloge inedita

I classificato – Sergio Gallo – Della pesca in acqua dolce

Della pesca in acqua dolce  è un’opera matura, espressa da una voce poetica originale e coraggiosa. L’autore propone una  poesia didascalica, indistinguibile per sua stessa natura da una dichiarazione forte e chiara di poetica: quella di allontanare dal proprio mondo lirico ogni forma di intimismo, di minimalismo e di egocentrica banalità sentimentale . Impresa di per sé non facile, che in Sergio Gallo appare compiutamente riuscita, senza pesantezze né sbavature: l’autore riesce ovunque a intessere i propri versi di immagini ad alta definizione lirica e ad essere presente nel testo come soggetto corale e mimetico, appartenente a luoghi e tempi diversi e portatore di inquiete domande.  In questa affascinante galleria di voci, che ricorda per certi aspetti  l’ ”Io siamo” rimbaldiano, con una visuale ulteriormente oggettivata dallo sguardo lucido della scienza, Gallo accompagna il lettore a illuminare il mistero dell’uomo, senza mai avere la presunzione di svelarglielo per intero. L’immersione metaforica e metafisica in un elemento di grande impatto simbolico come l’acqua, attraverso un’attività ludica ma cruenta  come la pesca, crea una raffinata rappresentazione controluce della vita umana: raffigurazione cruda e insieme empatica , proprio perché colta nella sua contraddizione strutturale di intensità e violenza. Il linguaggio tecnico, a volte volutamente esasperato, non è mai schermo isolante fine a se stesso, ma chiave di volta per leggere e comprendere la complessità dell’individuo e la difficoltà di stabilire relazioni sociali autentiche. Traluce in filigrana, come – montalianamente – dalle scaglie del pesce moribondo, la visione di una natura inflessibile, eppure leale: «la forza della corrente/ premere contro gli stivali, l’acqua/ amante possente, cingere le sue cosce». Accettare le leggi di questa natura, sentirsene parte nonostante tutto, rimane forse la sola possibilità di fare della vita un’esperienza difficile, ma non assurda.

II classificato – IVAN FEDELI – Le storie dell’Olgettina

Le Storie dell’Olgettina, del milanese Ivan Fedeli, presenta attraverso dieci frammenti di vita uno spaccato di vita metropolitana. Il poeta ritrae, attraverso un linguaggio piano ma sorvegliatissimo, basato su un endecasillabo libero e aderente al parlato, il vuoto di senso che avvolge queste vite, riprese attraverso una sorta di teleobiettivo che ne enfatizza la stasi, l’inerzia, la ripetitività dei gesti e della vita tutta. Sono vite imprigionate all’interno dei propri piani di condominio, fra le mura delle proprie abitazioni, in una sorta di terra di nessuno che sta sulla soglia fra due mondi, ma ancor più sono vite sospese tra una realtà frantumata, fatta appunto di frammenti senza senso, e desideri, speranze e gioie che appaiono solo tramite la mancanza.

È tuttavia evidente come nella poesia di Fedeli, che recentemente si è sempre più aperta alla dimensione narrativa, non ci siano cedimenti nei confronti di certo minimalismo pago di rappresentare quello che Roberto Galaverni ha battezzato “etica del quotidiano”, e che è privo di quella che Benjamin definiva l’“intuizione allegorica della realtà”. Ne è spia la capacità di aprire un varco alla pietas, senza alcuna concessione al sentimentalismo, per vedere “la gloria nascosta nei gesti”, e per trasformare quindi questi reperti in un umanissimo gesto di dare voce, che spinge a comprendere, vivifica e ci rende più umani.

Per questi motivi, la Giuria del Premio Gozzano ha deciso di attribuire alla silloge il II Premio.

III classificato – GIACOMO VIT – Trin Freit

Un fatto storico, la grande gelata che nel 1929 colpì non solo l’Italia Settentrionale ma gran parte dell’Europa, diventa occasione per immaginare e descrivere un piccolo mondo antico raggelato dallo “spavento freddo” del titolo in una sorta di bianca sospensione. Su un palcoscenico che avvertiamo come fuori dal tempo, si muovono, silenziosi e dolenti, gli umili protagonisti di una sacra rappresentazione rurale, contadini, cacciatori, muratori, rassegnati nel loro faticoso e precario destino, scarni, nel loro sentire, come il linguaggio duro ed essenziale del loro autore. Un linguaggio che attraverso un uso immaginifico ed inventivo della metafora sembra trasmutare, a tratti, la concretezza della terra e degli strumenti del suo lavoro in una fredda ma lirica astrattezza in cui tutto è aria, ambiguo lucore e fragile grazia di un velo di ghiaccio sull’acqua.

Sezione D – racconto inedito

I classificata – GISELLA PIBIRI – Un sogni ricorrente

Il lavoro descrive, in poche e avvincenti pagine, l’avverarsi di un sogno da sempre agognato , ma anche l’angoscia , terribile, che subentra quando questo sogno si tramuta nel peggiore degli incubi, in un evento orribilmente reale ed irreversibile.

Con lucidità, l’autrice crea una trama che ci lascia in attesa della pennellata finale che si rivelerà, purtroppo,tragicamente ed inevitabilmente nera

II classificata – ROSA ROMANO – Via delle acacie, la mia favola

E’ un lavoro intriso di struggente nostalgia per il tempo dell’infanzia, nel quale l’autrice fa intrecciare, con abilità, le storie dei sogni e delle aspirazioni di Gianni e Malvina, i due personaggi che la narratrice, soltanto troppo tardi, comprende essere i protagonisti della sua favola personale.

III classificata – MARIA NATALIA IIRITI – Giovanna e le altre

Il racconto Giovanna e le altre presenta una serie di quadri incentrati su figure femminili colte in attimi di vita, frammenti  che sembrano intrecciarsi con la stessa logica del caso. Giovanna, la moglie che fa la spesa per il marito, e non può avere figli; Celeste, la piccola rom che chiede l’elemosina con la madre incinta e alla fine ottiene una sorta di qualche riscatto vincendo una gara sportiva; Beatriz, alle prese con un amore che non vuole decollare; Teresa, l’impiegata sofferente di gastrite, che legge una accorata ma ingenua richiesta della piccola rom; Paola, che incontra e apprezza Beatriz sul lavoro… l’Autrice intreccia sapientemente questi spezzoni, il cui comune denominatore – quanto mai precario, come la vita – è la quotidianità con le sue delusioni e i suoi piccoli riscatti. “Siamo tutti l’aspettativa di qualcuno e ciascuno è una vittima inconsapevole di qualcosa che è successo prima e a prescindere da noi”. Ecco, la semplice ma profonda lezione di queste storie è una sorta di messaggio resistenziale, per una vita che continua, tra alti e bassi, commedia e tragedia, nonostante tutto.

Per questa sapiente costruzione, la Giuria ha deciso di attribuire al racconto Giovanna e le altre il III Premio della sezione racconto inedito.

 

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One thought on “Motivazioni 2013

  1. Motivazioni 2013 | concorsoguidogozzano ottobre 14, 2013 alle 2:37 pm Reply

    […] Motivazioni 2013 […]

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