Motivazioni Vincitori 2005-2009

Motivazioni Vincitori VI° – X° Concorso Guido Gozzano

VI edizione – 2005

Sezione A – Poesia edita

I° classificata – MAURA DEL SERRA – Congiunzioni – Edizioni Petite Plaisance

“Con scrittura al tempo stesso lirica ed essenziale, l’autrice incide fin dalle prime parole un autoritratto : “Troppo ambiziosa fui : non il potere / ma l’amore soltanto io ebbi a cuore”. Le Congiunzioni del titolo sono “il matrimonio dell’acqua e del fuoco”, gli estremi che vivono in noi, il desiderio di conciliare istinto e ragione alla ricerca di una personale forma di armonia, vibrante di coraggio : “Nuovo ebbi il cuore e antica la mente”.

II° classificato – FOLCO ZANOBINI – La linea gotica -Edizioni Ets

“Con piglio narrativo chiaro, ben scandito, l’autore rende emblematica la sua biografia di “bambino degli anni Trenta…../feroci anni d’insensatezza, fucina / di perverse deflagrazioni”. La Linea Gotica del titolo diventa simbolo di ogni svolta esistenziale, dura, sì, ma che può condurre alla resurrezione come “Per Lazzaro”, una delle poesie più belle : ” Pulsava nelle tempie / la vita che tornava dall’esilio”. Il tema base, momenti della storia del 900 sapientemente tradotti in poesia, è un modo non retorico di rendere omaggio alla generazione dei nostri padri”.

III° classificato – RENZO CREMONA – La pergamena delle mutazioni – Edizioni del Leone

“Con linguaggio forte, a tratti percussivo come un tamburo tribale, l’autore affronta l’eterno tema di Eros e Thanatos : entrambi tracciano sulla pergamena della nostra esistenza continue mutazioni. Nella passione profonda, il corpo dell’Altro diventa parte dell’Immaginario : “anche a luci spente / so decifrare il tuo piede : / è quel passo / che danza / palpitando al centro del mio sangue”. L’amore e la poesia sono strumenti musicali per esorcizzare l’angoscia di morte, ecco il sogno del poeta di una Parola che consola e dona bellezza : “Che siano queste le parole / con cui / credetti di avere scoperto / il mistero della primavera che nasce”.

Sezione B – poesia inedita

I° classificata – LILIANA ZINETTI – Per le parole dissipate

“E’ la poesia inedita più lirica del Concorso Gozzano 2005 : con tono sommesso, struggente, l’autrice si interroga su ciò che conta davvero nella vita : “Parole dissipate, carezze non date”, ciò che abbiamo taciuto e che vive nel nostro profondo. Romantico il sentimento di comunione con la Natura : “per il senso della neve / e la solitudine e il vento”.

II° classificato – FABIANO ALBORGHETTI – Registro dei fragili

“Con linguaggio teso, provocatorio, l’autore esplora una moderna “Arte della dissonanza”, suona le varie corde del registro della fragilità umana: c’è chi ha perso la fede; chi il rispetto di sé; chi rifiuta la propria persona : “Sognava il volo e un altro corpo”.

III° classificato – PAOLO SANGIOVANNI – Il viaggio

“Cosa può capitare in viaggio con l’avversario? di diventare amici! una “impossibile” alleanza tra un poeta e un critico narrata in tono colloquiale e scanzonato, con sottofondo amaro : “E con tutte le nostre provvisorie / cose importanti ci sentiamo soli”.

VII edizione – 2006

Sezione A – Poesia edita

I° classificato – GIANCARLO PONTIGGIA – Bosco del tempo – Guanda Editore

” Ben lo sapeva Dante che nella selva oscura si smarrisce la diritta via; così Pontiggia vaga nel bosco ombroso della sua infanzia taciturna, della severa adolescenza, del sogno poetico rabbrividente per il gelido vento di Boréa. E poi, indietro nel tempo, l’amore per la cultura greca sentita come “cielo d’oro” per il pensiero. L’atmosfera è lirica, autunnale, acquatica. Alla Poesia si chiede un Altrove non altrimenti raggiungibile; dalla raccolta “Cicladi” : “Vieni dunque, poesia, portami / tra le tue isole di luce e di vento, mostrami / il tuo buio, fiammante / firmamento”.

II° classificato – FRANCO BUFFONI – Guerra – Mondadori

“Guerra” viviseziona il grande corpo della Storia con il coltello di una poesia acuminata, spietata nell’indagare le pieghe criminali dell’animo umano, feroce in tutte le epoche, sotto tutti i cieli. Interessante e complesso l’impianto filosofico dell’opera, sarcastico fin dai titoli delle raccolte: “Carne di militare”; “Guerra morte fama vittoria” ; “Per il potere di sciogliere e legare”. Eccovi l’incipit di uno dei testi più intensi : ” Come il raggio di luce colpiva / la bambina tra le gambe / l’urlo del padre lacerava i legacci / e i nomi in successione fuoriuscivano / di altri padri”.

Sezione B – poesia inedita

I° classificato – ALBERTO CASADEI – Epifania VIII

“E’ questa, una delle tre Epifanie proposte da Casadei e – come le altre – nasce da una folgorante puntualità cronotopica, anzi dallo sguardo che incrocia sprazzi di virtualità mass-mediatica con immagini provenienti dall’esterno, “da una finestra”. La rivelazione “del niente che rasenta il niente / assoluto di sé” è foriera di un increscioso senso di colpa, che emerge con efficacia nel “linguaggio del non” allusivo – per via di sineddochi e di ellissi – al vuoto, alle dissonanze, agli scompensi di una realtà in frantumi”.

II° classificato – VALENTINO RONCHI – Provincia della provincia

“La lirica è dedicata a Felice Accame e sembra riproporre in chiave moderna e -se vogliamo – con un pizzico di civetteria nella volontaria ed esibita riduzione dello sfondo fantastico ad un iperrealistico angolo di provincia il piacere (plazer) dantesco “dell’amante compagnia”, dell’aristocratica cerchia di amici che tra musiche e conviti riscoprono la gioia di stare insieme, amorevolmente. E il verso lungo, disteso in un tono colloquiale, in una cadenza quasi esametrica, innerva persuasivamente il discorso, cosicché anche la provincia si connota, alla fine, come un locus amoenus, dove il confine tra realtà e sogno si assottiglia. Insensibilmente.

III° classificata – PATRIZIA FERRANDO – La bambina che amava l’autunno

“La lirica dà voce al trapasso stagionale quale musicalmente si riverbera nell’anima, stratificata e cangiante, che si misura con le illècebre dell’infanzia per sentirsi, ad un tratto, diversa. O, meglio, diversamente indulgente nei riguardi di una stagione – l’autunno – sospesa tra promessa e premonizione, prodiga di doni e nunzia di commiati dolorosi. Lo stile nominale dell’ouverture si stempera via via in un dettato sontuoso di aggettivi, di verbi senza oggetto, di enunciati paratattici vibranti di metaforica pregnanza. E le cose parlano il linguaggio dei sentimenti

III° classificato – PAOLO SANGIOVANNI – Corso S.Gottardo

“Elegia struggente sul tema doloroso della vecchiaia, del decadimento, della follia, Corso S.Gottardo evita ogni banalità e astrazione, parla dell’incontro improvviso, dopo 40 anni, con una indimenticata compagna di scuola, ora stravolta, mentalmente fuori dal mondo :”Se fossi viva non saresti tu”.

Sezione C – racconto inedito

I° classificato – GIANCARLO BARISONE – Un cuore di pietra

“In una struttura testuale lineare l’autore alterna momenti descrittivi a dialoghi, anche confidenziali, da cui emerge la svolta coraggiosa e anticonformista che il protagonista – Alberto – ha inteso dare alla sua vita, lasciando una professione sicura e tranquilla, per raggiungere un angolo d’inferno, in Angola, dove la guerra civile e le malattie rendono l’esistenza più che precaria, ma dove i rapporti umani possono crescere e divenire ogni giorno più saldi, attribuendo nuovamente un senso alle giornate, che divengono un dono prezioso, vissuto in piena consapevolezza”.

II° classificato – PAOLO PERGOLARI – Il vecchio fiume

“Il secondo premio è stato attribuito al racconto “Il vecchio fiume” per lo stile espressivo ed intenso, estremamente coinvolgente e confacente, finanche musicale, che fa percepire al lettore – attraverso il magistrale uso dei flash back – l’ineluttabile scorrere delle acque e l’avvicendarsi delle generazioni sulle rive del fiume, da sempre presente, ma mai uguale, testimone di storie appassionate, appassionanti e talvolta drammatiche, che la memoria popolare tramanda fino a renderle perenni”.

III° classificato – STEFANO PISTILLO – La nuova metro

“Il terzo premio va a “La nuova metro” per l’originalità dell’idea che supporta il lungo racconto: un campo di forza può far sparire nel nulla un corpo materiale piuttosto consistente, qual’è appunto un vagone della metropolitana, salvo poi farlo eventualmente riapparire altrove con conseguenze non prevedibili. La fisica oggi non nega che siano possibili passaggi di questo tipo, così come avalla le trasformazioni di materia in energia e viceversa. Non si tratta quindi di un racconto di fantascienza,ma di una cronaca ambientata in un futuro ormai prossimo, sorprendente e piacevole per l’esposizione brillante e la predilezione per i dialoghi, con tanto di suspence e lieto fine”.

VIII edizione – 2007

Sezione A – Poesia edita

II° classificato – MASSIMO BOCCHIOLA – Mortalissima parte – Guanda Editore

“Linguaggio scarno, incisivo, fa combaciare una grande semplicità di lettura e citazioni colte a cominciare dal titolo “Mortalissima parte”, parole di Omero. Si evidenzia così la vulnerabilità estrema delle creature, ogni parte del corpo e dell’anima può essere al tempo stesso corazza e ferita: “Se tutti /stiamo fra l’arma e il sangue, il nostro sangue / è già macchia sul prato, sulla singola / baionetta spettrale”. Una condanna disincantata di tutte le infinite guerre che l’uomo combatte, dalle quali “Pan allontana gli occhi”. C’è una sottesa similitudine fra il soldato in trincea “nella prescritta maniera fetale” e ogni persona in guerra con se stessa e con il mondo: “rimanevano soli, come quando/ si solleva la nebbia ed è volato / il selvatico, e sta per nevicare”.

III° classificata – ELEONORA BELLINI – Il rumore dei treni – Book Editore

” Come il pittore Giovanni Bellini, Eleonora Bellini ritrae nella limpidezza cristallina dei suoi versi personaggi emblematici: lo sconosciuto azzurro d’occhi e d’anima : ” Quando gli sedetti accanto e alzò lo sguardo / vidi scaturirne un vortice di luci / e vidi meraviglie / di occhi ragazzini”. E poi gli innamorati che intrecciano le mani contro lo stesso vetro di un treno “e fu freddo e tangibile il distacco”. E il viaggiatore con la valigia vuota che “riconobbe subito colui che l’aspettava, / un dio senza mantello, ma col canto/ delle acque sorgive nel sorriso”. Intense immagini liriche percorrono l’opera incentrata sulla metafora del viaggio in treno, rapido e ricco di fermate ignote. Ciascuno è un viaggiatore solitario. Chi è baciato dalla buona sorte ha un compagno dallo sguardo saldo “E questo / è il trionfo dell’eterno, il dono / celeste, lo splendore della vita”

Sezione C – silloge inedita

I° classificato – LORENZO MARI – Di alcune disastrose attività estive

“Il titolo, sarcastico e accattivante, contrasta con il testo intenso e profondo. Nell’ultima poesia l’autore scrive : “tutto questo ambaradan poetico / è fatto per ammazzare il tempo, / schivare la morte”. E allora, come il viaggiatore di Baudelaire, si parte fino ai confini della terra per evitare se stessi. Questa può essere un’attività disastrosa, in qualunque stagione sia compiuta. Talora si possono scoprire splendidi villaggi di pescatori, forse simbolo del pescare nell’anima la perla della poesia, come sembra suggerire il finale speranzoso: ” un poco di paura ancora negli occhi, le mani rovinate, ma le braccia / le braccia ricolme di pesce guizzante”.

III° classificato – MARCO BALZANO – Particolari in controsenso

“Con notevole chiarezza stilistica l’autore osserva “particolari” del mondo che vanno letti in controluce per capirne l’apparente controsenso, come l’uccello cui è stata spalancata la porta della gabbia, ma “sbilenco di è portato indietro”. Il motivo c’è, eccome: “là fuori non ci s’improvvisa, / libertà non è una porta che si apre”. Molte persone si comportano così:” tutta gente alata che preferisce il guado, il passo./ Che rinnega il volo” Forse l’unico slancio possibile è quello della fantasia, come ben sapeva il maestro che faceva disegnare con l’inchiostro un foglio: “Piegando a ventaglio e contando fino a dieci/ usciranno ali di farfalla fiori di montagna / o fontane zampillanti”.

IX edizione – 2008

Sezione A – Poesia edita

I° classificato – FABIO FRANZIN – Mus.cio e roe – Le Voci della luna editrice

“Musc.cio e roe è, per molti versi, una raccolta importante e innovativa, per cui può azzardarsi con ragione il termine “decisiva”, in quanto da un lato si inserisce a buon diritto nel filone della migliore poesia dialettale – nello specifico, di area veneta – dall’altro sa offrire una visione specifica da rappresentare, e soluzioni espressive che la riflettono con coerenza. Di più : al di là di una facile ma fuorviante interpretazione patetico-sentimentale e persino arcadica del panorama dialettale italiano, Franzin è fra i pochissimi in grado di giungere all’universalità anche attraverso la modernità e attualità dei riferimenti. Sempre attenta all’aspetto concreto della memoria personale e della Natura, la poesia di Franzin riveste di un alone magico la concretezza di un mondo e degli affetti, innalzando lacerti del vissuto alle altezze della metafora e di qui al mito, anche se la sua non è una poesia della metafora, dello spostamento o peggio dell’opacità indicibile: questa poesia si sviluppa lungo l’asse sintagmatico dell’affabulazione con una trasparenza ed un candore lirico di serena compattezza espressiva, che oggi può forse ritrovare solo la poesia in dialetto. Franzin, una delle voci più alte dell’intero panorama nazionale, passa da testi incentrati sull’Io lirico amoroso alla dimensione memoriale, alla visione del paesaggio ed alla rappresentazione di spaccati narrativi, ma sempre con una grande capacità di concentrarsi sul dettaglio centrale, sull’idea che si fa immagine viva.

III° classificato – VITTORIO COZZOLI – La diaspora delle icone – Editore Moby Dick

“Una poesia davvero singolare : testi profondamente filosofici in forma brevissima, dai tre ai tredici versi. Eccovi il più corto: “Vieni a casa, bambino, vieni che è scuro, / vieni che girano quelli senza ombra / e senza luce. Non aver paura, vieni”. Contro questo buio del mondo, splende altissima la luce del pensiero: “E dove altri smarriscono i segni, lui/ resta al timone, conosce la rotta./ Sopra il deserto? Le stelle”. Vibra una luce arcana. Originale il dialogo ideale con i poeti di tutti i tempi: l’autore cita un loro verso, e lo commenta. O, semplicemente, si dichiara d’accordo, come con Mandel’stam che scrive : “fare di testa mia, unico amico a me stesso”

III° classificato ex aequo – ROSSANO ONANO – Il nano di Velazquez – Editore Tabula Fati

“Con scrittura umorale e stravagante, l’autore prende spunto dal ritratto di Velazquez di un nano di corte, don Diego de Acedo, bibliotecario, intellettuale, che sfoglia con mani minuscole un grande libro aperto, bianco latte, nutrimento d’una sapienza arcana. “Improvviso il Nano mi appare silenzioso/ …/ nello spazio di paura che conduce alla stanza successiva / nascosta da un drappo di pesante panno viola”. Il nano compare solo in una pagina, è il pretesto per un’affabulazione molto complessa . Per il poeta, psichiatra, i personaggi sono emblemi di paura : c’è il mago Merlino “al suono ossesso d’arpa delle musicanti sottili” ; Morgana l’avvelenatrice ; la Padrona d’una masseria ( o di una casa chiusa), che agita i fianchi oscuri; un’anoressica dalla pelle tattile; “Ofelia lunare impura d’acqua “; una vergine insanguinata “dagli occhi terribili”. Insomma tutto l’immaginario maschile sul lato oscuro delle donne. Siamo davvero così streghe? Licenza poetica”

Sezione B – Poesia inedita

I° classificato – MASSIMILIANO ARAVECCHIA – Gli occhi del riccio

“Linguaggio originale, con bellissime immagini liriche: la coda della volpe “scava una fiamma rossa tra l’erba alta”. Pare di vederlo questo fuoco vivente e morbido. La poesia, il nome Ysegrin, evoca un’atmosfera medioevale, in cui la vita nel bosco, tra gli animali non è idilliaca, ma imperniata sull’ansia di interrogativi esistenziali. Baudelaire scrisse :” Ovunque tu vada, ti porti sempre dietro te stesso”.

III° classificato – ALFREDO PANETTA – Come una rinascita

“Linguaggio visionario, quasi astratto nonostante l’uso di parole carnali. La realtà descritta è quella crudele dello stupro, che strappa sogni e futuro. Chi l’ha subito, non sarà mai più lo stesso di prima. La poesia ha un incipit singolare:” l’ombra pesante delle nuvole”, che siamo abituati a considerare leggere, impalpabili, ma quando avviene un dramma, ogni cosa assume il peso di un’onda oceanica. Nel titolo è la speranza, quella della rinascita.

Sezione C – silloge inedita

I° classificata – LILIANA ZINETTI – Due

La netta suddivisione fra un prima e un dopo, o meglio fra un passato che risorge soprattutto nelle prose introduttive tramite il tempo grammaticale dell’imperfetto, e un presente che documenta la situazione attuale, addita nella compatta silloge di Liliana Zinetti un punto di crisi, un momento drammatico che spezza in due l’unità di una vita, nel segno dell’impermanenza e della provvisorietà; nelle parole della poetessa: “Niente è durevole, niente sa rimanere.”Così, l’appagamento è sempre provvisorio e quasi di necessità è seguito dalla perdita, dalla separazione oltre uno spazio e un attimo di soglia. “Ho perso la primavera”, è la sconsolata affermazione che campeggia al centro della silloge ma che comunque indica un’ulteriore (o forse compresente, sottesa) acquisizione di coscienza, di cui il “dire aspro / di cose finite” è attestazione tutta umana, così come tutto umano è il desiderio di resistere e (con riferimento specifico ai bellissimi versi “le cose esistevano / nel guardarle”) l’esigenza di esorcizzare il male e il dolore

II° classificato – RODOLFO VETTORELLO – Canzoniere degli anni andati

Con un linguaggio poetico al contempo piano e musicale, naturale e nutrito di spunti classici, Rodolfo Vettorello mette in scena il dramma della vecchiaia con un’originalità tematica ed espressiva che ben si innesta sulla classicità del tema; una vecchiaia qui intesa non dal punto di vista schiettamente biografico, quanto incentrata soprattutto tonalmente sull’elegia, sul senso di allontanamento e perdita e, in definitiva, sulla solitudine.

Il ricordo è così occasione di bilanci, ma anche di momenti di serena riflessione, la quale persino si concede il lusso prezioso dell’ironia e il centellinare le gioie restanti, le speranze, i ricordi e le presenze che infoltiscono questa silloge sospesa tra realtà e sogno.

III° classificato – PAOLO POLVANI – L’azzurro che sfinisce

È una poesia di apertura al mondo, quella di Paolo Polvani, imperniata sull’osservazione e il gioioso abbracciare la vita che viene osservata con occhio partecipe, a volte quasi panico. Così, “l’azzurro che sfinisce” si erge a emblema di immensità e varietà quasi inafferrabili, che tuttavia il poeta cerca di assaporare e far proprie pur non rinunciando a godere anche di “tutto il piacere del silenzio”. “Sono semplicemente qui. Non chiedo” diventa quindi, nella sua pregnanza, un verso altamente indicativo di un atteggiamento globale verso il mondo che, lungi dal non coglierne il tragico di fondo, fonda un atteggiamento gioiosamente resistenziale di chi col riso sulle labbra continuamente si predispone “a vivere”.

Sezione D – racconto inedito

I° classificato – ALESSANDRO CUPPINI – La livella

“Ritmato in calibrate scansioni temporali, il filo narrativo dipana, con nitida e dinamica figuratività, impegnative e compromissorie problematiche esistenziali – l’invecchiamento, la solitudine, la malattia – nello scorcio di un rapporto generazionale prosaico e al contempo inusuale. L’incidenza del flaubertiano bisturi diagnostico viene stemperata con naturalezza: lo sguardo mitemente consapevole dell’io narrante  orienta verso un pudico, operoso afflato compartecipativo. Preserva da stereotipici accenti e da soluzioni banali la levità ironica, che conclusivamente si diverte ad approntare una coerente eppur inopinata rigenerazione fisica e comportamentale del protagonista.

III° classificato – CARLO RIZZI

“Gli ancestrali semi sapienziali si accampano qual familiare paradigma atto ad innervare l’andamento narrativo che, inizialmente frammentario, si distende poi in una compiuta tessitura d’intreccio. La litania della minima quotidianità e il conclusivo, singolare evento sono sagacemente imbrigliati nel mutuo verghiano, singolarmente potenziato dall’habitus interpuntivo – didattico della loquace protagonista: ne risulta una coloritura di fatalistica e fiabesca religiosità”.

X edizione – 2009

Sezione A – Poesia edita

II° classificato – ALBERTO TONI – Alla lontana alla prima luce del mondo – Jaca Book

È una poesia di pacata potenza, quella di Alberto Toni, poeta che ha negli anni raccolto un corpus di assoluta originalità e pregnanza, in colloquio con la grande tradizione classica ma anche in grado di innervare temi eterni con una sensibilità e una versificazione che sa colloquiare con il parlato ma anche mantenere la tensione espressiva della miglior lirica del Novecento. Da molti punti di vista, Alla lontana, alla prima luce del mondo, rappresenta un ulteriore tassello verso la definizione sempre più accurata di questa voce fra le più alte del nostro panorama.

La poesia di Toni è una poesia di una nitidezza cristallina eppure densa di tensioni vitali e di inquietudini. Così, il godimento dei momenti felici della vita – usualmente però con il tono elegiaco che gli è caro – convive con una consapevolezza drammatica e persino agonica, in un mondo in cui “dobbiamo pensare ai vivi, farci strada / nel dirupo del morso del cane, sopravvivere” (p. 88).

Un’epopea della quotidianità, forse, detto in senso non riduttivo, e senza epifanie come sottolinea la nota di Roberto Mussapi; una poesia affabile, il cui luogo d’elezione è la casa, il nido di affetti famigliari e amicali, che fa percepire in ogni verso la passione etica per la parola, per “ricreare d’un colpo solo / quello che già c’è, rinominarlo / per la nostra maturità: poesia, amore, città” (p. 49).”

III° classificata – ROBERTA BORSANI – Il rosaio d’inverno – Fara Editrice

“Com’è difficile decifrare certe nostre parti profonde, è questione di sfumature “tra il cane e il lupo c’è una linea d’ametista”. Viola come il crepuscolo che pervade la poesia di Roberta Borsani. Ha una cifra stilistica particolarissima, una visionarietà lunare e lieve, ricca di immagini liriche evocanti un universo interiore luminoso e fragile. ” Perché ci sono valli / nel crepuscolo viola / seminate d’asfodeli/ e non c’è rondine né linfa / di primavera / solo perle e argento” . E’ molto difficile scrivere di malinconia senza usare toni cupi, bensì così impalpabili, soavi come rugiada su una foglia. Sono invece taglienti come un cancello di ghiaccio versi come “padre che non salvi/ padre che lasci cadere”. Non ci sono punti di appoggio, solo la forza della Poesia, che riesce a trasformare il dolore in bellezza. “Mi dorme tra le braccia / un sogno in cui il volto/ bellissimo ignoro”. E’ una poesia tesa all’esplorazione psicoanalitica, alla trasfigurazione simbolica. Non conoscere il viso di chi condivide le tue notti mi ricorda il mito di Amore e Psiche. Lei, l’anima, fa il gesto proibito di accendere un lume : la cosa più importante, a qualsiasi prezzo, è sapere. “toccai con l’indice / il mondo oltre l’ombra / ebbi cent’anni di conoscenza”.

III° classificato – PIETRO CARDONA – Racconti dell’attesa – Joker

“Pietro Cardona ha una tematica poetica solida come il suo nome: nella pietra della poesia ben strutturata, molto maturata stilisticamente, scorre l’onda di oceaniche migrazioni: la storia del popolo ebraico, pensieri e ideali come “ampli stormi di airone”. C’è la presenza di una luce tutta interiore, alimentata da intensi legami emotivi: “dietro i lucernari/ a noi piace restare così / aggrappati nel respiro”. Dall’amore germoglia il figlio “nuova gemma insperata / ../ invocazione laica / alla stirpe”. Una poesia ancorata all’humus delle radici, affinché si dissolvano i lunghi inverni della Storia. Ci sono personaggi veri e simbolici al tempo stesso: “Dora delle tempeste” colei con la quale in sogno si scende dove “il canto si fa muto”. E il “vecchio gentile adombrato” che mormora il suo Shalom in “risvegli notturni indimenticati” . E il coraggio di un “giocatore onesto” che si rifiuta di perdere una partita di boxe truccata :”fu un trionfo”. Il colore deciso del cardo anima la poesia, e la vita: “non c’è sera che manchi di rosso acceso”.

I° PREMIO AUTORE GIOVANE – MATTEO ZATTONI – L’estraneo bilanciato – Edizioni Stampa

“L’estraneo bilanciato, di Matteo Zattoni, è per molti versi una raccolta matura ed importante. Fortemente calata nella realtà del mondo e delle cose, la poesia di Zattoni non ha paura di nominare un mondo dominato dalla polverizzazione dell’Io, dalla mercificazione, dalla violenza, in cui ognuno è estraneo a tutti gli altri perché chiuso in una vita privata e non comunicabile (“Abito alla periferia di me”, recita il primissimo verso), alienato dagli altri, siano essi genitori o figli, stranieri o vicini di casa, e isolato in un oggi che non è più in connessione con alcun ieri e soprattutto sembra non rimandare ad alcun domani.

I versi di Zattoni, così densi di riferimenti ad una oggettualità precisa e minuziosa quanto sconvolta e insensata, al limite del surreale, non indulgono a facili ritmi di melopea né a misure di attrattività lirica; quella del giovane poeta romagnolo è piuttosto una poesia che affronta la sconnessione del frammento corteggiando la narratività del discorso in prosa e il parlato quotidiano, spronata da una urgenza di dire, descrivere e comunicare che lo pone in netta antitesi rispetto a tanta poesia del frammento minimalista, ripiegata sul Sé e le sue microstorie. Quella di Zattoni è invece una poesia coraggiosa e forte, che mira in alto, alla compiuta rappresentazione del nostro oggi”.

Sezione B – Poesia inedita

II° classificato – ALESSANDRO BERTOLINO – Forse la gatta sogna sulle note di Miles Davis e Oscar Paterson

“Già dal titolo è evidente lo stile sofisticato e ironico. La poesia si dispiega perfettamente strutturata, i versi hanno un sinuoso ritmo jazz. Quando “geme la tromba” i sogni (umani e animali) ondeggiano nelle pieghe della notte. La musica delizia “le orecchie raffinate d’una gatta europea”. L’evocativa musicalità del testo delizia noi lettori.

Sezione C – Silloge inedita

I° classificata – GABRIELA FANTATO – A distanze minime

“La silloge di Gabriela Fantato, A distanze minime, vincitrice della sezione Silloge Inedita, costituisce un tassello nuovo e importante nella produzione di questa poetessa da sempre attenta alle tematiche del femminile e del corpo, come pure di una dimensione affettiva e di crescita individuale che non ha mai corteggiato mitologie, facili filosofemi o minimalismi, preferendo la concretezza del dato esperienziale e persino esemplare, solidamente poggiato su un apparato immaginativo vivido e, non di rado, crudo nel confrontarsi esplicitamente e senza reticenze con il reale.

Nel concreto, la silloge ripercorre la parte finale della parabola di vita del padre, e lo fa con sottigliezza e persino con levità, nella consapevolezza che proprio la contiguità (le “distanze minime” del titolo, appunto) al dolore al “ritmo in perdita” della fine vita ci faccia comprendere come la vita sia sì “obbedienza” a una legge biologica ineluttabile, ma anche come chi resta abbia il compito di “rifondare”, quindi proseguire e crescere nel difficile compito dell’edificazione di sé, come recita l’ultimo altissimo testo della sequenza”.

II° classificata – FABIA GHENZOVIC – Il cielo aperto del corpo

“Ben strutturata a partire da una dialettica esistenziale ed esperienziale corpo – mondo, dentro – fuori, la silloge rivela una poesia che emerge  da una radura di pensiero riflessivo e contemplativo. Una poesia che si sostanzia in un linguaggio semplice e insieme prezioso nella sua essenzialità, mosso e ispirato dalla ricerca di un superamento, in nome del vero, dell’illusione di dualità e separatezza”.

Sezione D – Racconto inedito

I° classificato – VALTER FERRARI – L’appartamento

“Il racconto declina in termini d’intensa suggestione psicologica la tormentata riscoperta post obitum delle dinamiche affettive madre-figlio – che si rivelano tali solo nella chiusa, potente e persuasiva – per tramite di un focus narrativo sempre più stringente che ripercorre le coordinate esistenziali della donna attraverso il minuto inventario degli arredi contenuti nel suo appartamento.

L’osmotica anamnesi oggettuale si snoda lungo l’asse abitativo con il ritmo sacrale di una ritualità espiatoria, approdando progressivamente al naturale snodo conclusivo, risolto felicemente.

Di potente efficacia narrativa risulta la partitura dialettica del racconto, fondata sullo iato stridente tra l’asciutta attualità cronologica dell’ossatura diegetica e i lunghi filatteri enumerativi in cui l’autore affastella turbinosamente l’oggettistica polverosa di un salotto gozzaniano.

All’intensa tonalità decadente che pervade il dettato narrativo contribuisce la mirata selezione lessicale che – distillando un glossario quasi crepuscolare – si compiace di scandagliare con precisione definitoria la più vieta oggettistica d’antan e di ricalcarne efficacemente il cromatismo logoro e la rarefazione tonale.”

II° classificato – ROBERTO CAPPELLINI – La morte e la fanciulla –

C’è sempre un grano di follia nell’amore ed uno di logica nella follia. Si potrebbe sintetizzare così, con le parole di Nietzsche,  la tragica vicenda della coppia protagonista del racconto. Sulle note de “La Morte e la fanciulla” di Schubert, l’autore riesce con eleganza a rappresentare sia la follia esplosiva che scaturisce dal doppio dramma del tradimento e della malattia sia la logica nel risparmiare, volutamente, la vita alla fanciulla. Una logica tutta umana che turba, talvolta, i piani di colei che l’autore descrive come l’elegante signora sempre presente nei pensieri degli uomini: la Morte.

III° classificato – ROBERTINO BECHIS – Con gli occhi di un bambino

Con gli occhi di un bambino di Robertino Bechis è un racconto che alla classica struttura narrativa preferisce il filo rapsodico della memoria che si rifà alle “intermittenze del cuore” proustiane.

A partire dallo spunto memoriale dell’introduzione, l’autore ricostruisce senza idealizzazione l’infanzia personale, dando al lettore immagini, sapori, profumi e sensazioni che diventano vividi sulla pagina e che dipingono Torino e l’Italia del boom economico: i negozi di quartiere, i giochi, la magia dei luoghi e delle occasioni, i viaggi al mare con i genitori e molti altri dettagli sono rivissuti come momenti magici. Come si evince dal titolo, il senso della vista è il perno di una crescita felice attraverso veri e propri riti di passaggio da attraversare per conquistare la maturità, ma sempre con la capacità di osservare, stupirsi e ricordare che è poi il dono più alto della nostra umanità.

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